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Formazione: ecco perché investire nelle Risorse Umane

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Analisi dello status della formazione per le piccole e media imprese in Italia: ecco quali sono i cambiamenti in atto.

Redazione PMI.it

Formazione: ecco perché investire nelle Risorse Umane

Come emerso dall’ultimo rapporto sulla situazione della formazione in Italia 2016 a cura dell’Osservatorio ExpoTraining, le aziende italiane oggi attraversano un percorso particolarmente arduo per essere competitive: da un lato si trovano infatti ad affrontare sfide complesse per essere concorrenziali, dall’altro hanno la necessità di rispondere a tali sfide velocemente e in maniera efficace. Questa situazione richiede all’azienda di trasformarsi per competere e sostiene un pilastro importante: al di là delle tecnologie, processi e strumenti sono le persone con i loro comportamenti e le loro competenze che possono far vincere o far perdere le sfide. La formazione sta diventando quindi una leva fondamentale per la riqualificazione e lo sviluppo delle competenze del proprio management.

Tuttavia in Italia, gli investimenti nel campo della formazione non sembrano attraversare un periodo particolarmente florido. Dagli ultimi dati registrati dall’Osservatorio della formazione continua del Ministero del Lavoro elaborato dall’Isfol, emerge come le organizzazioni nel nostro Paese investano sempre meno risorse per far evolvere le competenze delle proprie persone. Le statistiche nazionali e internazionali hanno fotografato il livello europeo di partecipazione alla formazione tra adulti (25-64 anni) evidenziando che l’Italia rimane tra i paesi dove il benchmark è al di sotto della media europea registrando un livello pari al 6,2 poco superiore alla Polonia, Turchia, Grecia e Romania.

Questo accade nonostante i numerosi studi internazionali dimostrino che anche la redditività di un’impresa sia strettamente correlata alla quantità e qualità di formazione che viene rivolta al proprio personale. L’importanza dell’investire sulla formazione e cura della persona a livello di incremento di conoscenze e competenze viene avvalorata da ricerche (Dirk Krueger, Krishna B. Kumar, 2002) che dimostrano che il PIL di un Paese è strettamente legato al livello di istruzione medio dei propri cittadini.

Proprio perché viviamo in un’economia caratterizzata dalla scarsità delle risorse (tempo e denaro) imparare velocemente diviene un pilastro quanto mai necessario. Si affermano nuovi trend che sanciscono l’impatto definitivo delle tecnologie nella vita di ogni essere umano e di conseguenza nelle organizzazioni, con repentino e inesorabile cambiamento di comportamenti, abitudini e aspettative delle persone al giorno d’oggi.

Stiamo parlando della digital transformation, fenomeno universale che sta impattando tutti gli ambiti della nostra esistenza, ma che contemporaneamente è in grado di offrire un’incredibile chance a chi sta ripensando il modo di agire: è un fiorire di nuovi modelli di business (Rullani&co, 2012), più veloci, facili, performanti, accessibili, sostenibili. Applicazioni come SLACK e prodotti come gli Oculus Rift per la realtà virtuale, stanno cambiando il modo di comunicare in azienda e il modo di vivere esperienze. Sta emergendo la necessità non solo di ripensare i processi di business (Rullani&co, 2012), ma anche di implementare nuove competenze di leadership, quali tra queste la e-leadership. Manager, responsabili e classe dirigente in genere devono sempre più essere consapevoli delle implicazioni di questa trasformazione digitale in atto, in termini di impatto sulle organizzazioni, ma anche sulle persone e sui loro comportamenti.

Questo contesto di cambiamento si esprime anche nell’ambito dell’educazione attraverso una vera e propria rivoluzione nel paradigma dell’apprendimento che vede in prima linea aziende dedicate alla formazione.

La composizione degli enti di formazione, nel nostro Paese, è costituita da circa 30.000 operatori di cui 6.000 accreditati presso le regioni. Si tratta di enti che si occupano di formazione professionale,